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Le grandi occasioni si nascondono in metropolitana
Il su misura, per gran parte della popolazione, con il tempo sembra essere divenuto un'esclusiva per matrimoni, lauree ed altre feste comandate, abbandonando la quotidianità e lasciando spazio al prêt-à-porter — la cui indiscutibile comodità porta con sé anche altre problematiche. Il pronto ci impone l’obbligo del compromesso tra il manichino su cui è stata costruita la taglia e le nostre reali proporzioni. Frustrazione e ansia sociale sembrano così aver trovato l’ennesima porta d’ingresso per le nostre fin troppo stimolate menti.
Il lusso, a parer nostro, paradossalmente sta proprio nel relegare quest’antica pratica alle “grandi occasioni”. Invece di cogliere l'opportunità per fare un investimento di qualità in grado di accompagnarci a lungo, la cerimonia sembra darci la scusa perfetta per spendere 500 o 600 euro (nel migliore dei casi) per capi da indossare sì e no due volte l’anno, pronti a stazionare come Hachiko in attesa del padrone per centinaia di giorni nell’armadio.
Vestire il su misura nella vita di tutti i giorni risulterebbe essere l’investimento più intelligente: un modo per spazzare via l’insoddisfazione che molti e molte di noi provano nell’indossare vestiti che non li valorizzano, portando invece un capo nato esclusivamente per sé.
Produrre un capo secondo queste modalità concede al cliente la possibilità di partecipare attivamente alla creazione (dalla selezione del materiale ad eventuali modifiche di modellistica), un vero scudo dallo shopping impulsivo, la massima libertà dai rigidi schemi delle taglie e una vestibilità perfetta.
Vestire su misura ci fa sentire a nostro agio nell’abito di cui siamo co-creatori: un abito senza taglia che porta il nostro nome. Viviamo tra uffici, case, bar, marciapiedi e mezzi pubblici; è tra i vagoni della metro che si nascondono le grandi occasioni della vita, ed è lì che bisogna sentirsi al meglio.



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