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Limiti e libertà nel far da sé
Nel nostro settore il caro detto della nonna, “Chi fa da sé fa per tre”, risulta datato e per molti versi contrario alla realtà.
Da giovane scaltro, scapestrato e incline alla fuga dinnanzi a responsabilità e sfide (parlo per me, non per tutta la mia generazione), la possibilità di osservare la complessità strutturale di una PMI è stata un tuffo nel mondo adulto.
Significa connettere professionalità differenti, delineare la direzione etica, lavorativa e morale, pagare chi di dovere ed esser pagati a dovere. Significa resistere in tempi di magra e non abbuffarsi in quelli grassi, rimanere lucidi e lungimiranti, sacrificarsi senza perdere se stessi, amare il proprio lavoro, vederne e venderne l’anima, legata indissolubilmente a ogni capo confezionato.
Una creatura dal cuore grande, sostenuta dall’amore, dalla fatica e dalla gioia genuina che la colpisce quando qualcuno si innamora di lei.
Cosa significa davvero “Facciamo tutto noi”?
Ancora oggi (imbarazzato) fra le prime frasi di rito alle nuove clienti e ai nuovi clienti c’è: “Facciamo tutto noi”.
Ma cosa sarà questo “tutto” necessario a produrre un capo?
Dinnanzi alla grandezza del Colosseo fortunatamente siamo ancora in grado di stupirci; ma dei pezzi di tessuto cuciti fra loro saranno in grado di appassionarci, di farci provare un’emozione consapevole, legata alla bellezza delle cose fatte bene, all’idea che i vestiti possano contenere un’anima oltre al nostro corpo?
In questo mercato di prodotti senza volto, da comprare, ricomprare e scambiare come figurine, acquistabili con la paghetta settimanale di uno studente pendolare del liceo: quale incantesimo dovrei pronunciare per far comprendere la grandezza di questo “Tutto”?
I volti dietro il laboratorio di Anima
Da ANIMA: Manuela disegna i modelli su carta, ispirata dalla selezione maniacale dei tessuti del sottoscritto, poi realizza il primo campione e sdifetta il cartamodello. Sandra, una verace, grintosa e competente tagliatrice della Romanina (donna che mi ha visto crescere), sviluppa la scala taglie di riferimento. Il taglio poi torna nel nostro laboratorio/atelier a Monterotondo dove le mani sapienti di Michela e Cinzia (non senza il supporto di Manuela) danno vita al capo, che sarà aggiustato, se non interamente ricostruito, secondo il desiderio della cliente o del cliente, che è per noi parte attiva del processo creativo, non semplice acquirente.
Sta tutto lì, nei nomi propri dei volti che vivono dietro le nostre creazioni: questo è il nostro “tutto”, un’intesa condivisa fra persone accomunate dalla passione per gli abiti, armature moderne che inevitabilmente raccontano e parlano di noi. E chi li ama sa quanto può essere importante una figura mediana che si metta a nostra disposizione, fra ciò che vorremmo esprimere e la materializzazione di questa necessità. Noi siamo quella figura.
Limiti, sfide e necessità di una sartoria indipendente
E i limiti? Le sfide? Le necessità di una realtà come la nostra quali sono?
- I limiti: Prezzi inevitabilmente più alti, tempi di consegna più lunghi e guadagni ridotti.
- Le sfide: Raccontare e convincere la clientela a fare una scelta diversa, continuare a studiare e sperimentare per fare sempre meglio, resistere alle difficoltà derivanti dal tentativo quasi suicida d’imporsi in un mercato saturo di comode, supereconomiche, preconfezionate dosi di dopamina consumista senz’anima.
- Le necessità: Portare la nostra arte a compimento, tramite l’incontro fra il nostro lavoro e l’anima del cliente. Perché quattro mura saranno solo un cumulo ordinato di materia finché non saranno abitate; solo a quel punto potranno esser definite casa, scuola, ufficio, accademia, università o qualsiasi altra cosa vogliate che siano.
Incontrarvi: questa è la nostra necessità.



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